venerdì 5 settembre 2014

Un ricordo prezioso

05\09\2014 ore 10,50

Quelle come noi
...l'abbraccio delle Donne...

Io e Veronica
Ottobre. Liceo cominciato da poco, imprevisti, compiti, stanchezza.
“Dai una buona impressione ai prof. Le prime interrogazioni sono importanti”.
“Certo mamma”.
“Su Giulia, apparecchia la tavola”.
“Un momento, ora la faccio”.
“A proposito, hai già pensato a che vuoi fare da grande?”
“Ehm no”.
“Va be’ c’è tempo”.
Solite domande. Solite risposte apatiche. Solita noiosa vita di routine.

Un giorno vado a scuola. Ora di storia. La prof entra con il suo impeccabile vestito nero, capelli dritti a spaghettino, scarpe di marca, tutta tirata a lucido. La solita insegnante che finisce al primo posto nella classifica dei professori odiosi.
“Buongiorno ragazzi”
“Buongiorno professoressa”
“Oggi approfondimento sugli Egizi. Scrivete sul quaderno: Il ruolo della donna nella società egizia”
Tutti aprono i quaderni, prendono la penna e… “Bene, cominciamo. Dovete sapere che la letteratura ci tramanda un’immagine didonna egizia frivola e infedele ma le fonti iconografiche la rappresentano sapiente e premurosa. A differenza degli altri popoli antichi, quello egizio aveva molto rispetto per la figura femminile: la considerava pari a quella maschile e la tutelava nel rapporto coniugale e nell’eventuale divorzio…”
La classe rimane stupita. Eravamo tutti convinti di sentirci dire le solite cose: “La donna era considerata inferiore, la donna veniva picchiata, la donna veniva condannata per adulterio, la donna veniva uccisa alla nascita…”. E invece? Tutto il contrario.
Alle nostre perplessità la prof risponde: “Ragazzi, comprendo il vostro stupore. Eppure è così. La donna in quei tempi era molto più rispettata di ora”. E prosegue abbattuta: “La società purtroppo, al posto di evolvere, regredisce. La donna oggi è spazzatura.”
La fisso sconcertata. Non posso davvero crederci: questa donna così all’antica ha detto una cosa sensata e coerente? E, soprattutto, io sono d’accordo con ciò che ha detto?

Non rendo quasi nulla pubblico. Mi piace tenere per me ciò che penso anche perché il più delle volte non viene accettato e compreso. O almeno questo era ciò che credevo prima di quel giorno.
Poi però capisco che quello che era successo era troppo grande per una persona sola. E l’ho condiviso su Facebook. Metterlo sul mio profilo sarebbe stato stupido. Non mi avrebbe capita nessuno. E allora cosa c’era di meglio di un gruppo a tema?

Scrivi qualcosa…
Questo è tutto quello che Facebook ci dice. L’ho sempre odiato per questo. Si spaccia per un amico che tenta di farci aprire ma poi è freddo con tutti. Però ora non mi importa. Sono troppo felice per la mia scoperta. Quella cosa tanto inaspettata quanto piccola, apparentemente insignificante, mi ha rivoluzionato la giornata. Cancello quella stupida frase che Facebook scrive a tutti per lavarsene le mani e scrivo quello che voglio scrivere, come quando dopo aver superato il tradimento di un amico ricominci una nuova vita.
“La prof di storia oggi ha detto che la società sta regredendo, che la donna oggi è spazzatura. Per una volta dice qualcosa di giusto”.
Semplice, chiaro, conciso.

Spengo il PC e vado a studiare l’approfondimento. Ci metto poco, le parole mi erano rimaste troppo impresse per la loro inusualità. Parità tra uomo e donna, rispetto, pene non differenziate in base al sesso... Ma quando mai le sentiamo queste cose? E, soprattutto, quando le vediamo concretizzate?
Torno su Facebook per vedere quanti mi hanno ignorato. (Il visualizzato è un’altra meravigliosa idea di Facebook. In questo caso però fa l’amica invidiosa e pettegola, quella che si spaccia per amica fidata e ti sbatte in faccia tutte le cose brutte che gli altri dicono di te con il solo scopo di farti stare male. Lei però la verità te l’ha detta).
Apro Facebook. Sei notifiche. Speriamo bene. Apro l’icona e scorro le scritte. Al quarto tentativo: “Veronica Picazzo ha commentato il tuo post nel gruppo”. Evvai. Allora non sono proprio invisibile.
“Già, hai ragione”. O qualcosa di simile. Vedo il suo profilo. Finalmente una ragazza! Vado d’accordo con gli adulti ma con i ragazzi si ha qualcosa in più di cui parlare.

Ho usato il cosiddetto presente storico perché la storia è avvenuta ieri ma ha valenza sempre. Un po’ come nei miti antichi in cui non ci sono riferimenti temporali precisi affinché il loro messaggio arrivi a prescindere dall’epoca storica.

Questo è l’inizio.
(Chiedo scusa ai lettori che dopo aver letto tutto ciò hanno appena capito che era solo la premessa)

Io e Veronica abbiamo cominciato a parlare su Facebook. Oggi ha perso il titolo come pessimo social network e peggior nemico di sempre. Ho iniziato ad apprezzarne le qualità dal momento che senza di lui non ci sarebbe stata questa splendida amicizia così come tante altre. In fin dei conti non è poi così malvagio come sembra. È come un bulletto che fa tante cose brutte ma in fondo ha un cuore tenero.
Ora la smetto di parlare di Facebook, non vorrei distogliere l’attenzione su quello che è il fulcro di questo articolo. E il fulcro è Veronica.

Dicono che sono brava a scrivere ma ci sono quelle cose di cui parlare è così difficile. E non solo quelle brutte. Anche quelle belle che lo sono a tal punto da non potersi descrivere. Può sembrare esagerato ciò che dico ma nell’ultimo anno sono cresciuta molto e gran parte di questo arricchimento lo devo a Veronica. Lei sostiene che sia stata io ad aiutarla ma le ricordo sempre che non è così. Quando l’ho conosciuta era una ragazza insicura e io le ho dato una “spintarella”. Tutto ciò di cui aveva bisogno era un po’ di sostegno da parte di un’amica che la rendesse consapevole delle sue potenzialità. Poi il nostro rapporto si è intensificato e abbiamo cominciato a sentirci al telefono. Al trascorrere di un anno dalla nostra conoscenza mi sento profondamente gratificata e realizzata per il cammino che abbiamo fatto insieme. Ho visto il suo progetto crescere a poco a poco così come la sua grinta, la sua forza, la sua determinazione. È la personificazione della voglia di vivere e di cambiare il mondo propria dei giovani di una volta. Sono felice di aver scoperto che la società non sta andando del tutto a rotoli. Per fortuna le persone che lottano per i propri sogni e danno il loro piccolo contributo a migliorare il mondo ci sono state, ci sono e ci saranno sempre.
Veronica è sempre pronta a intraprendere nuove iniziative e a dare alla luce nuove idee. Ha paura di ciò che la aspetta ma non per questo si rifiuta di affrontare il futuro. Ha delle ambizioni, degli ideali, dei progetti. E per questo la colloco nella categoria Sognatori. Ma tra quei
sognatori” sognatori a cui non servono le virgolette perché sono autentici. Sono i Sognatori. Perché per “sognare” basta un attimo ma per Sognare occorre tutta la vita. Veronica è una Sognatrice e io ne sono certa. Lei costruisce piccoli e grandi sogni e ce la mette tutta per riuscire a realizzarli. Non li nasconde in un cassetto e aspetta qualcosa che non arriverà mai. In fondo solo un “sognatore”, appena trovato un seme, lo butta sul terreno e lo lascia lì. Un Sognatore invece se ne prende cura, lo innaffia, aspetta, gioisce nel vederlo Vivo, capisce che piccoli gesti hanno contribuito a fare qualcosa di grande. Per questo lancio un appello a tutte le donne di questo sito. Lottiamo per una giusta causa ma per riuscire nel nostro scopo dobbiamo essere unite. Anche se sparpagliate per tutta l’Italia. Come dico sempre, non ha senso lamentarsi della società attuale se non si fa nulla per tentare di migliorarla. Significa esserne parte attiva o semplicemente “sognatori”. Purtroppo al giorno d’oggi lo stato non ci tutela, anzi, ci uccide” uccide. Siamo state vittime e spettatrici di troppe ingiustizie.
Potremmo far circolare una petizione dove chiediamo di essere maggiormente tutelate. Magari non cambierà nulla nella legge italiana ma almeno avremo sensibilizzato molta più gente. Oppure potremmo girare un video e metterlo su YouTube sempre allo stesso scopo. Tutte le idee sono accolte e sono contenta che ultimamente la gente stia prendendo a cuore il tema del femminicidio ma noi donne non vogliamo più comparire alla prima notizia del telegiornale per esaltare le buone azioni dei politici. Vogliamo che questi servizi fungano da denuncia al sistema!
È ovvio che questo problema interessa noi e se non lotteremo per impedire che avvengano altri soprusi e altre violenze non cambierà mai nulla. Questi atti verranno sempre minimizzati. Prevarranno l’omertà e la complicità di chi ha paura.

A questo punto Veronica mi rivolgo direttamente a te. Scusa se forse non sono riuscita a trovare le parole più adatte per descrivere te, me, il nostro rapporto. Scusa se magari ho un po’ divagato. Penso che in un tema non avrei raggiunto la sufficienza.
Però sappi questo: anche se molti dettagli potranno sembrarti superflui non lo sono, perché senza di te tutta questa storia non avrebbe avuto senso.
Sei tu la vera protagonista. GRAZIE DI TUTTO

Vorrei anche ringraziare:
-Quelle come noi per la loro tenacia
-Facebook e il gruppo “NO ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE di Donne Unite” per avermi fatto conoscere Veronica e tante altre belle persone come Costanza, Anna, Giorgia, Claudia ecc.
-A Claudia Mehler e al suo libro molto profondo che mi ha insegnato a vedere l’abuso da un’altra prospettiva: quella di una madre e, in generale, di un genitore.

Per concludere, dedico questo articolo:
-A tutte le vittime del femminicidio
-A tutti i bambini che subiscono abusi
-A tutti coloro che non riescono a denunciare le violenze
-Agli abitanti di San Martino di Tauria Nova, che vivono nell’omertà e ad Anna Maria Scarfò, con la speranza che un giorno possa riuscire a perdonarli
-Ai sani programmi per bambini che fanno crescere consapevoli e senza paura di raccontare le ingiustizie subite i futuri cittadini del mondo
-Ai settimanali che hanno una sezione dedicata alle storie di donne e che puntualmente denunciano il femminicidio
-Ai centri antiviolenza che accolgono le vittime di violenze e di pedofilia e a tutti i volontari che trascorrono il loro tempo aiutando il prossimo in difficoltà
-A Carmela Cirella, ad Alfonso e ad Andrea che ancora soffrono per la sua scomparsa e per la giustizia che ancora non ha ricevuto
-A Valentina e alla sua giovinezza frantumata per mano di un uomo
-Al mondo e al sogno di poterlo cambiare

Giulia Vozza



Oggi ho voluto riportare questo testo per conservarlo nel mio blog personale. 
E' un ricordo prezioso e indelebile e volevo che ne rimanesse traccia anche qui.

Il progetto del blog e' nato nel 2013, ma se volete maggiori informazioni vi consiglio di visitarlo : http://quellecomenoi.webnode.it/ .
Inoltre, potete cercare su Facebook le pagine : “Quelle come noi” e “Libere di ricominciare” sulle quali scrivo grazie all'aiuto e alla collaborazione di molte persone.

Un abbraccio,

Viola